LA PAROLA AI CITTADINI

Apriamo una nuova pagina riservata a tutti coloro, montegiorgesi e non, che vogliono esprimersi in versi, in prosa, col disegno, con la pittura,con la fotografia e con tutti gli altri mezzi suggeriti dall'estro e dalla fantasia.

 

Alcune opinioni ed articoli di Loretta Del Bianco

Manca l'acqua.

Una settimana di disagi per i cittadini montegiorgesi. E intanto arrivano le proteste dei cittadini al Consorzio del 'Tennacola' , responsabile anche della rete idrica del Comune di Montegiorgio. Dalle sette di sera fino alle 23: un disastro. I rubinetti sembrano impazziti: erogano un flusso d'acqua sempre più flebile, poi singhiozzano, fino all'arresto completo. " I disagi finiranno presto- precisa un'operatrice del Tennacola - quelli registrati finora dai cittadini sono stati necessari, poiche stiamo facendo alcune prove per l'installazione del nuovo serbatoio, anche in vista dello stato in cui versavano quelli vecchi. I cittadini possono stare tranquilli perché l'acqua tornerà fra pochissimo.

' L. d.b.

Il turismo langue?
Ecco un'idea. Alla fine di ogni stagione turistica è sempre logico ed opportuno stilare un bilancio, ma la stagione estiva di quest'anno impone uno sguardo molto più approfondito del solito che ci aiuti a comprendere bene quello che è successo. Innanzitutto, non basta semplicemente dire 'crisi', collegandosi magari ad eventi affini tanto da voler far credere che si tratti di un fenomeno episodico (una stagione storta e basta), perché questa crisi non nasce da fattori emergenti, ma da valutazioni iniziali sbagliate, soprattutto a livello governativo. Già nel 2001 alcuni economisti indipendenti individuarono elementi di debolezza nel programma del governo. Essi sottolinearono come il programma di governo, pomposamente sbandierato come favorevole al cosiddetto 'popolo delle partite IVA' ( 4,5 milioni erano i titolari di partite I.V.A.) , avrebbe in realtà favorito solamente il 5% di esso (tra i 20.000 e i 25.000 soggetti). Una previsione che, dopo appena tre anni di governo, si è purtoppo avverata, evidenziando stati di crisi diffusi nelle imprese ed un impoverimento dei ceti medi e bassi: l'occupazione in forte crisi e l'inflazione strisciante hanno portato ad un forte depauperamento delle famiglie. Condizioni queste che non favoriscono certo uno sviluppo del turismo, soprattutto quello di tipo familiare, tipico delle zone picene. Questa l'analisi della condizione generale dell'Italia, che però ha un suo sostanziale riscontro nelle comunità locali (dove sono favorite certe condizioni) per le quali è necessario un discorso approfondito. La provincia di Ascoli Piceno, ad esempio, mantiene il suo primato positivo nei bilanci del turismo marchigiano, anche se dai dati confortanti degli arrivi non corrisponde altrettanto nelle presenze. Se da un lato gli alberghi hanno registrato un numero discreto di presenze, tenendo pure conto di un giugno e metà luglio particolarmente piovosi, altrettanto non si può dire degli appartamenti. Le agenzie di affitto hanno segnalato un - 305 di presenze negli appartamenti che portano ad una diminuzione delle presenze di circa 300.000 unità. Numeri pesanti che portano ad introiti mancati per circa 15.000.000 di euro solo negli appartamenti. Il conto approssimativo deriva dall'indicazione di un spesa media giornaliera di 50 euro a persona (somma comprensiva di vitto, alloggio, bibite, divertimenti, spiaggia, etc.,…) Questa minore circolazione di danaro non ha colpito solamente gli operatori turistici, ma anche i proprietari di case, i negozianti. Tenendo presente che anche il tanto criticato turismo pendolare ha conosciuto una forte contrazione. Che fare? Intanto è necessario discutere con tutti gli attori in gioco per poter prima capire come fare, partendo da alcune certezze. Nel Piceno lo zoccolo duro resta il turismo balneare, anche se bisogna cercare di dare risposte attraverso un'offerta realizzata su misura per i turisti interessati ai vari tipi di 'turismo': rurale, sportivo, scolastico (per i parchi e i musei), artistico, ambientale, enogastronomico, congressuale, bellezza e cura del corpo- salute, religioso, ecc. E dunque necessario un incontro tra tutti gli operatori (hotel, ristoranti, titolari di agenzie immobiliari, rappresentanti delle istituzioni locali, associazioni culturali, ecc..) per riformulare l'offerta turistica. Si potrebbe organizzare u n seminario di due giorni: una sorta di forum o concistoro turistico con poche decine di invitati, che alla fine possano decidere insieme e nel rispetto delle diversità e degli interessi su quali siano i passi concreti per recuperare presenze e fedeltà, ampliando anche i troppo angusti ambiti temporali (2-3 mesi?) attuali, per creare una rete turistica che riguardi almeno 7-8 mesi l'anno.

 

 

Ancora sul turismo

 

I bilanci delle presenze turistiche nella Provincia di Ascoli Piceno tendono al ribasso? Innanzitutto occorre analizzare il problema al microscopio, cercando ogni possibile causa che possa aver allontanato o non avvicinato il turista. Siamo sicuri che l'offerta delle Amministrazioni locali ai turisti sia veramente valida? Cosa è stato fatto per abbattere le barrire architettoniche, nel rispetto dei portatori di handicap? Cosa per gli anziani e i bambini? Va bene le Chiese chiuse, ma il rispetto della persona è sacrosanto. La mia idea è quella di proporre ai turisti un 'turismo' adatto a loro: es., non si può pretendere che i bambini siano interessati agli stessi musei ai quali sono interessati gli adulti: e allora, creiamo dei musei a misura di bambino, con baby-sitter a disposizione, fasciatoi nei bagni, e animatori che distraggano i 'pargoli' annoiati. Naturalmente, mi rendo conto che tutto questo ha un costo, ma se vogliamo progredire dobbiamo anche investire. Si tratta di un investimento e non di una semplice spesa. Nell'entroterra fermano molto è stato fatto, ad esempio, per le persone diversamente abili, attraverso convegni ai quali ha partecipato attivamente anche l'Amministrazione Montegiorgese, ma i risultati pratici sono ancora troppo poco visibili (bagni pubblici, es.) E poi, chi l'ha detto che un teatro chiuso non si possa visitare? Tempo fa sono state inventate le diapositive. Basta poco per avere un 'surrogato' di teatro: mi pare un giusto compromesso tra un teatro chiuso e uno aperto (l'Alaleona dovrebbe riaprire agli inizi del 2006) …E che dire di Palazzo Passari? Stesso metodo. N.B.: Veramente sarebbe opportuno realizzare questi video prima di chiudere gli edifici di valenza storica, architettonica o culturale. ..e non dopo averli chiusi. Mah…! La mia idea è quella di 'tipicizzare' Montegiorgio. Mi spiego: Serrapetrona è famosa per la Vernaccia, e noi? Abbiamo il 'calcione', ma non basta? A ragione di questo bisogno di 'tipicizzare' Montegiorgio, vi porto un esempio: alla domanda 'Conosci il calcione?' , dieci persone su undici hanno risposto 'No' (tra quelle dieci ce n'era una di Montegiorgio…che tristezza!). Il forum è aperto…rispondete!
INCHIESTA SULLA SCUOLA MONTEGIORGESE

In vista dell'apertura del nuovo anno scolastico, la redazione ha ritenuto opportuno realizzare un'inchiesta sullo stato generale delle scuole.

Ecco la situazione di Montegiorgio. Nelle scuole elementari - afferma la neo-direttrice Patrizia Tirabasso- si è registrata una diminuzione del numero degli alunni e dei docenti. Attualmente è in vigore la riforma 'Moratti', che prevede nuove organizzazioni. Non ci sarà un tempo pieno, ma un orario settimanale di 30 ore, anziché 27. Riguardo al metodo di insegnamento- precisa l'ex-direttore Giammario Marzialetti- verrà di nuovo istituita la figura dell'insegnante-tutor, ovvero un docente che sempre più vicino alla vecchia figura del maestro elementare unico. Il vero problema, invece, riguarda gli edifici che ospitano le due scuole e, in particolare, quella del capoluogo. Ormai da diversi anni, il centro storico di Montegiorgio subisce continui lavori di straordinaria manutenzione: il numero dei disagi della scuola elementare del capoluogo è stato ridotto al minimo, l'agibilità dell'edificio si normalizzerà in dicembre, ma non c'è pericolo per gli alunni. Infatti, continua Marzialetti- l'edificio è agibile, manca solamente la scala d'emergenza che forse verrà completata per Natale. Di recente è stato rifatto il tetto. La scuola elementare della frazione 'Piane' di Montegiorgio è stata trasferita nel nuovo edificio, mentre la materna verrà ospitata nel vecchio, recentemente ristrutturato e ospitante 75 bambini. Per le attività extra-scolastiche sono state presentate ai genitori diverse attività , come ad esempio quelle espressive (linguaggi verbali e non verbali). Il circolo didattico di Montegiorgio comprende anche le scuole di Francavilla, Magliano di Tenna , Belmonte e Monsampietro Morico. Il numero degli alunni è 40, di cui 28 a 'Piane'. Nelle prime classi ci sono 6 alunni con insegnanti di sostegno, dei quali 3 per la lingua straniera. Nelle scuole materne ci sono 11 sezioni, 22 insegnanti più un sostegno, mentre a Magliano di Tenna si registra un lento ma costante aumento demografico, con conseguente rialzo del numero degli alunni iscritti. Nella scuola media 'Giacinto Cestoni', in vece, si è registrato un calo negli iscritti, poiché mentre nell'anno scolastico 2003/ 2004 c'erano quattro sezioni di prima per un totale di 67 alunni, quest'anno ci sono 58 alunni in tre sezioni. Il numero dei docenti è rimasto costante, così come quello del personale A.T.A. 'La riforma Moratti- afferma la Preside Corallini- prevede ufficialmente l'adozione delle lingue francese e inglese (2 ore di francese e 2 di inglese), mentre la novità consiste nell'attivazione di laboratori per il potenziamento della lingua inglese, validi per il conseguimento del 'Trinity Certificate'. Le aule sono sicure, visto che hanno risistemato il tetto e l'impianto termico. Di recente sono state potenziate le strutture portanti dell'edificio ed è stata cambiata la porta d'ingresso: quelle che mancano sono solamente delle piccole migliorie previste dalla normativa 626/'94. Il numero delle classi è rimasto invariato: 11. Il liceo 'Medi', che da alcuni anni ospita al suo interno anche l'Istitutto Tecnico Commerciale-osserva il preside Antonio Iandiorio- presenta 324 alunni, mentre i docenti sono una quarantina. Il personale di collaborazione della scuola prevede un assistente tecnico . A giorni verrà consegnata la seconda parte dell'edificio . All'interno vi sono 2 laboratori: uno informatico e uno informatico-linguistico., una palestra, un'aula di disegno, un laboratorio di chimica e fisicae, se i fondi lo permetteranno, verrà aggiunto un laboratorio di 'Simulimpresa'. L'edificio si presenterà quindi raddoppiato e avrà un'aula magna con una capacità di 250 persone. L'attività didattica avrà inizio il 13 settembre. Sono previste delle attività aggiuntive come ad esempio il P.E.T., valido per il conseguimento del 'Cambridge Certificate' per la lingua inglese, la patente europea di computer (A.I.C.A.), l'istituzione di corsi D.E.I. a partire da ottobre per gli studenti promossi con debito formativo che vorranno recuperare e la preparazione dei Giochi della Gioventù. Le classi sono aumentate da 12 a 14. C'è un corso I.G.E.A. per l'Istituto Tecnico Commerciale e due corsi di liceo, dei quali uno tradizionale e uno P.N.I (Piano Nazionale Informatico).

 

E' nata una nuova poetessa, in lingua

e in dialetto.

Spero di non sbagliarmi.

Giudicate voi e..magari fateci sapere

 

Il tempo

Nemico amico,

Beffardo clemente

Tempo, ci sei

E insieme a te

Gli altri tempi:

Quelli del cuore per chi ama

Quelli del Signore

Per chi crede

Quelli della gloria

Per chi ce l’ha

Quelli della vanagloria

Per chi l’aspetta

Quelli del vento

Che soffia lento

E porta via

Ogni gioia

E malinconia.

La vita

Anni di gioie

e poesie

anni di buio

e di tempesta,

anni vissuti, rivisti, trasmessi.

Anni di credo

E libertà

Anni di false umanità

Anni vissuti, rivisti, trasmessi.

Anni che dico

‘E’ un passo falso’

E mi ci butto dentro lo stesso

Anni che dico

‘Mi conviene’

Ma poi mi tengo tutte le pene

Anni vissuti, rivisti, trasmessi.

Anni che ho preso la patente

Anni che lotto contro mio padre,

ma che mio padre non lotta con me

Anni di fughe da me stessa

Fino a diventare poetessa.

Anni vissuti, rivisti, trasmessi.

Anni di botte ai mulini a vento

Anni che qualcuno l’ho buttato giu,

anni che dico che è meglio il prossimo

anche se il prossimo non ci sta più.

Anni vissuti, rivisti, trasmessi.

L’amicu de carte

Amicu o amica,

vecchia o frica,

non poi sapé

quello che dè

avecce n’amicu

su lu muricu.

‘Ma che dè -me disse-

‘ss’ amicu su lu muricu ?

Ma te sse tè?

E ppò, dè esse porbio ciucu

Pe’ tenesse!

Allora jé disse:

‘E’ proprio picculittu,

ma ci à le forme de n’umittu…’

E quillu :

‘Aaah…è ‘n fricu!’

‘None!’- je disse-

‘Mo te lo dico, sennò non me lassi!

Nascìa cuscì l’amicu de carte:

Per un frichittu,

che per dilettu

l’ha disegnatu

su un sordu troatu’.

 

DA UN CITTADINO ABBIAMO RICEVUTO:
Via Leonardo da Vinci
Fogna
Prato verde.....
Via Molino

 

ABBIAMO RICEVUTO E PUBBLICHIAMO:

INCOMPIUTE MONTEGIORGESI

Il campo "sportivo" di Monteverde.

Lavori incompleti ( non la strada); struttura abbandonata e non utilizzata ne utilizzabile.

Spesi 350 milioni circa di vecchie lire.

Per chi? Per che cosa?

Tipico esempio di opera elettorale realizzata dalla precedente (e attuale) amministrazione di sinistra montegiorgese, nonostante il parere contrario di una buona parte dei cittadini di Monteverde.

Occorrera' ancora investire denaro dei contribuenti per completarla e renderla funzionale.

Aumentera' così lo sperpero di denaro pubblico per un campo sportivo di FORMA TRAPEZOIDALE.

Guardare per credere, visitare per verificare.

Monteverde merita qualcosa di piu' e di meglio.

 

Che fine ha fatto 'MontegiorgiOggi'?

Quindici mesi senza giornale. E non è tutto: prima di vederlo arrivare nelle loro case, i cittadini montegiorgesi dovranno aspettare ancora, visto che nulla si muoverà prima del prossimo consiglio comunale (almeno fra un mese), giorno in cui verrà stabilita la data del bando per il nuovo direttore responsabile. L'ultima edizione del quadrimestrale 'MontegiorgiOggi' risale al dicembre del 2002. Mi auguro, da cittadina montegiorgese, che per leggere di nuovo il periodico non si debba aspettare Natale. Confido nella volontà e nelle capacità dell'attuale Amministrazione.

LDB

 

PROPONIAMO ALTRE DUE FRESCHE POESIE DI VALERIA, 11 ANNI

Un cucciolo è stato regalato ad altri.....

VIKI È ANDATO VIA

Stamani, sorto il sole,

un pensiero mi trapassò la mente:

quei dolci occhi spariranno,

quella coda non si agiterà più.

Viki, sporgendosi là,

dal cancello arrugginito,

non sapeva nulla...

... nulla di quello che sarebbe accaduto.

Prima della morte del sole,

suonò forte il campanello.

Dentro di me si levò un grido,

ma fuori il silenzio restò.

Il cuore mio, fuori dal petto uscì,

erano arrivati...

... Viki porteranno via.

Tra le mie braccia saltò l'amico.

Entrò una famigliola...

... ai miei occhi pareva

crudele e oziosa.

L'amico si accorse di ciò

che succedendo stava,

in un angolo restò,..

...più non correva.

Di sicuro non è vero,

la famiglia non era crudele e oziosa

però lo credevo.

Un'auto parti...

... Viki era lì.

 

ADDIO MIO CARO AMICO

Uscii allegra e contenta

per giocare con il mio amico

e correre in giardino

senza fermarmi mai.

 

Dove sei? Oh, dimmi dove!

Qui ti sto aspettando

per volare nell'aria

e le nuvole accarezzar.

 

Vieni fuori piccolino!

Su, non farmi stare in ansia.

Voglio stare un po' con te

E parlare di San Valentino.

 

Ma il silenzio restava silenzio.

Ti richiamai. Nulla udii.

Oh, amico, dove sei?

Dove? In questo grande mondo, dove?

 

Le mattonelle si eran bagnate:

due lacrime percorsero il mio viso.

Eri lontano, ti hanno portato via.

Non sono più io la tua padroncina.

 

Non ci potevo credere,

tu non c'eri più.

Il mondo si era fermato,

ma non il mio dolore.

 

Mi piegai in ginocchio,

volsi gli occhi al cielo.

- Addio mio caro amico.

E QUESTE SONO LE POESIE PRECEDENTI.....
LA MUSICA

LA MUSICA E' UN QUALCOSA

CHE ADDOLCISCE I PIU'CRUDELI,

CHE RISVEGLIA GLI ADDORMENTATI,

CHE AMMORBIDISCE I CUORI PIU' DURI..

E' UN QUALCOSA

CHE TOCCA L'ANIMA,

CHE ACCAREZZA LE FELICITA' NASCOSTE.

LA MUSICA SI ODE

DAGLI STRUMENTI MUSICALI.,

DALLA PROPRIA VOCE,

MA SOPRATTUTTO DA DENTRO SE STESSO.

IL CUORE SPEZZATO

IL CUORE SPEZZATO

E'UN CUORE NON AMATO

LASCIATO NELL'ANGOLO BUIO.

NESSUNO LO VEDE, E' IGNORATO.

NESSUNO GLI DONA UNO SGUARDO

SE NON DI DISPREZZO,

NEANCHE UN SORRISO DI CONFORTO.

MA ARRIVA UNA PICCOLA BAMBINA,

IL SUO CUORE E' PURO E BUONO.

SI AVVICINA AL CUORE SPEZZATO

E DONA IL SORRISO TANTO ASPETTATO

 

UNA BELLA SORPRESA PER TANTI, PENSIAMO QUASI TUTTI......

LEONELLO CALISTI, NINI', CI OFFRE ALCUNE PAGINE DI VITA

RICORDI DEL VIVERE D'UN TEMPO

Finisce l'inverno, esplode Primavera; nell'aria lucenti raggi dorati, fascinoso preludio d'assolate giornate, solerte invito al passeggiar comune lungo viale Ugolino da Montegiorgio, un tempo viale della Rimembranza, anziani superstiti d'un gruppo sempre più. esiguo,all'ombra dei verdi ippocastani s'apprestano all'abituale passeggiata; l' ombroso viale sottostante la chiesa dei Ss. Giovanni e Benedetto, inaugurato ai primi dei novecento,assiste d'allora indifferente al vivere e morire paesano Con flemmatica andatura, l'anziana compagnia rievoca nostalgica gli anni della spensierata gioventù. Nel concitato dialogo i racconti sì soprappongono, riemergono sovente i ricordi del vivere d'un tempo. Con palpitante emozione i loquaci vecchietti, descrivono gli irripetibili momenti: forgiata dal duro lavoro, l' umile dignitosa comunità paesana progrediva sapiente e indomita,al pari delle altre. L' economia dell'amato paesotto medievale, attingeva linfa vitale dalla paziente opera rurale e dal virtuosismo artigiano,uniche opportunità d'impiego per i giovani d'allora. Nel lento incedere,un romantico del gruppo s'appresta a raccontare i meravigliosi momenti della bella età: Nelle lunghe giornate estive,al tempo delle vacanze scolastiche,i fanciulli usavano divertirsi, lungo le strade del villaggio, con innocui passatempi Grondanti di sudore, giocavano a rincorrersi l'un l'altro,a mosca cieca,alla campana, con palline su tortuosi circuiti improntati nella sabbia; sui giovani volti gioiose espressioni d'una età spensierata, le ore trascorrevano veloci, inopportuno giungeva comunque il morire dei giorno. Passavano gli anni, meravigliosa incombeva l'età dell 'adolescenza, i giochi dell'infanzia mutarono in attività sportive;calcio,nuoto,pallavolo ed altre discipline impegnavano le nuove forze emergenti; giocavano felici anche se con palle rigonfie di stracci. Il fiume assai vicino favoriva escursioni collettive, gruppi di paesani s avviavano allegramente a piedi ad immergersi nelle limpide acque del Tenna. Lucenti scorrean le acque nella verde vallata,con mite brontolio lasciavano alle spalle gioie e dolori dei mortali d'allora;il fiume si prestava a mo' di spiaggia e piscina, in esso gli umili bagnanti imparavano a nuotare come pesci,le mani crespe dal lungo ammollo,segnalavano l'ora d'uscire dall'acqua. Agli adolescenti dalle rosee gote e ancora imberbi, prepotenti s' affacciavano nuovi Interessi; primi sguardi furtivi a morbide sinuose rotondità femminili, struggenti bramosie, focose sensazioni di normali istinti giovanili; come di consueto la natura rivendicava le sue leggi. Era assai piacevole sollazzarsi nelle limpide acque del fiume, con le sferzanti gocce schizzate sui giovani corpi dei giocosi amici,gradevoli sensazioni di frescura sulla pelle intirizzita dai brividi. Tornati all'asciutto,caldi raggi solari piacevolmente riscaldavano le membra dei gioiosi bagnanti. Sul tardi, stanchi e a piedi,tornando al natio paese, per calmare i famelici appetiti, trafugavano dalle circostanti colture, frutti anche se acerbi. Dopo tanti anni, ancora oggi riaffiora il ricordo delle spensierate e meravigliose ore godute in quell' amabile vallata, con forte rimpianto e sospirata nostalgia. Camminando compiaciuti e immersi nei ricordi, ripensano al tempo del Carnevale, quando, residenti e forestieri accorrevano numerosi a vegliare sul teatro adiacente al monumento dei Caduti. Allegramente si ballava fino all'esaurimento delle forze;nella platea impomatati giovinotti ed eleganti signorine, teneramente avvinghiati si esibivano accompagnati da vecchie nuove musiche,ritmate dalla locale orchestrina,sotto l'attento sguardo dei gelosi genitori. Nell'assordante bolgia, frenetici fanciulli sgattáiolando tra le coppie danzanti,raccattavano caramelle dal pavimento,lanciate ai ballerini dai famigliari confinati sui comodi palchi. Coriandoli,stelle filanti,graziosi cotillons e abbuffate di succulenti leccornie carnevalesche,completavano la meravigliosa coreografia delle allegre Feste. Al termine delle danze, gli impeccabili costumi,rimediati a suon di sacrifici, sembravano già vecchi; il rientro nelle case si protraeva all'alba;dame e cavalieri stanchi ma non appagati,cullavano nei cuori futuri amori. Gli anni s' assommavano l'uno all'altro; sogni, desideri, amori s'alternavano a disagi, ristrettezze, delusioni; piacevoli amare realtà del tempo passato. Giunse inesorabile e sollecita la terza età, non più giovani e mal pensionati passeggiano; nella mente il rimpianto della gioventù perduta. Nel frattempo,uno della compagnia s'appresta a raccontare altri momenti vissuti: All'alba d'un nuovo giorno,tenui raggi solari diradavano le ultime ombre notturne,tiepide carezze sfioravano il maestoso paesaggio,proteso nella verde lussureggiante vallata,incorniciato dalle bianche cime dei Sibillini e dall'azzurro orizzonte dell' 'Adriatico: sublime visioned'un quadro di sommo autore. L'oculato attento forestiero, s' inebriava dell' immensa beltà, mentre il frettoloso viandante residente, assorto in affanni e pensieri del suo vivere, non s 'avvedea né sostava ad ammirare quel divino dipinto. L'antico paesotto saggiamente adagiato sulla collina,circondato da tal fiabesca scenografia,par s'atteggiasse custode d'infinita bellezza. Ad ogni sosta l'anziano gruppo argomenta nuovi ricordi,mentre un arzillo vecchietto alquanto polemico, raffronta la sana vita del passato alla frenetica ed avvelenata del presente, dando severi giudizi, ma il rimpianto del bel tempo trascorso lo sprona a descrivere con calore i suoi ricordi: Al canto del gallo,nell' assopito paesotto aleggiavano primi rumori; di buon' ora il lattaio s'apprestava a rifornire le famiglie del bianco nettare appena munto. Al riaprire delle botteghe artigiane s'udiva ronzare la pialla del falegname, il martellare del fabbro,il calzolaio battere la suola,man mano che l'abituale concerto s'ingigantiva, nel villaggio la vita ricominciava pulsante e serena. Al suono d'una campana,vivaci scolaretti cartella in mano, correndo rumorosi, s' avviavano ad apprendere lezioni,sedendo su minuti banchi di scuola. Giunti nei corridoi, l' anziana bidella s' affannava ad acquietare quell' orda straripante d'esplosiva giovinezza;come di norma,nelle aule ordine e silenzio all'apparire dei maestri. Sul selciato delle viuzze rionali, corroso dal tempo, transitavano pesanti carri agricoli, decorati da virtuosi mastri carrai; al traino bianche coppie bovine,orgoglio della valente "razza marchigiana", guidate da abbronzati villici, s' avviavano a depositare nei signorili palazzi, preziose meraviglie raccolte nella circostante feconda terra. Mansuete e flemmatiche le trainanti coppie,scaricavano al loro passaggio per le vie del paese, umide e fumanti sostanze, utilizzate saggiamente nel passato,come fertilizzante nei campi. Sul terrazzo del loggiato, dove splende di rara bellezza l'antico portale del 300,resti della chiesa "Madonna degli angeli" , l'abituale pescivendolo strillando eccitato: vivoooo! vivooo! annunciava presenza e freschezza della pescata mercanzia. Percorrendo le strade paesane, s' incrociava di frequente l'aiuto fornaio; l'allegro personaggio usava canticchiare famose romanze, nel mentre s' avviava a riconsegnare nelle case pane appena sfornato, prosperose pagnotte, impastate da virtuose massaie, adagiate su una lunga tavola, issata sulla spalla, esalavano da sotto un candido panno,il buon profumo di sapore casareccio. Sulla civica torre il vecchio orologio scandiva le ore, crudele monito del trascorrere del tempo,al tocco del mezzodì; le famiglie riunitesi attorno a modeste tavole, consumavano poveri ma gustosi pasti,mirabilmente cucinati su fornelli a carbone da encomiabili casalinghe. Al seguito del riposo pomeridiano,usanza ormai perduta, nelle botteghe artigiane ricominciava il gravoso impegno; il famigliare frastuono incombeva sull'operosa comunità. Sulle finestre di pittoresche casupole,instancabili donzelle stendeano su lunghi fili ad asciugare candidi panni intrisi nella cenere, canticchiando allegre canzoni deliziavano il cor paesano. Al tramonto i vibranti rintocchi d'una campana, richiamavano al vespro i devoti fedeli; nelle contrade, sulle aie campagnole, nei cortili del villaggio, riecheggiava sovente l'abbaiare dei cani,il vociare dei fanciulli, che rincorrendosi l'un l'altro giocavano spensierati, ignari delle dure vicissitudini dell'adulta vita futura. Nel tardo pomeriggio, ricorda un altro vecchietto, si usava prima di rientrare nelle case,passeggiare nella piazza Vittorio Emanuele II, dove gruppi di amici si scambiavano idee,speranze,pettegolezzi; curiosando nelle vetrine dei numerosi negozi, illuminate da fioche lampade, scrutavano prezzi e qualità di modeste mercanzie. Appoggiati sui muri,vistosi e malandati cartelloni pubblicitari,prospettavano programmi ed orari dei rinomato teatro Giuseppe Verdi e del cinema A. Manzoni. Lungo il corso V.E. II un lugubre manifesto annunciava il decesso d'un noto concittadino; al proseguo del passeggio dispiaciuti commenti, gradevoli incontri giovanili,cortesi saluti, ultime novità, sospirati progetti per uno speranzoso futuro, nobile quadro d'un semplice vivere paesano. Sul piazzale XX settembre,noto come il pincio, fresco ritrovo di giornate afose, furtive coppiette nascoste tra gli anfratti,onde evitare sguardi indiscreti, abbracciate teneramente si baciavano e accarezzavano,scambiandosi bugiarde promesse di un incerto futuro. Al crepuscolo gli affaccendati paesani abbandonavano piacevoli e gravosi impegni, rincasando esausti, s' apprestavano a consumare l'esiguo pasto serale;brevi racconti attorno al focolare, mantenuto per ore da voluminosi ceppi di dura quercia, qualche istante ancora e subito a letto. Nella penombra serale, i rumori s' attenuavano, il silenzio pian piano s'appropriava dell'antico paesotto. Un abituale ritardatario uscito dall' osteria, barcollando s'avviava verso casa; senza ottenere successo s'affannava a giungervi illeso, ad ogni oscuro vicolo s'appoggiava sul muro, dovendo scaricare parte del tracannato, ma le braghe ne facean le spese. Lunghe ed oscure le ombre della notte,nelle sue braccia avvolgea la stanca comunità, qua e là aggressivi miagolii di gatti in calore; a notte inoltrata la quiete tornava sul maestoso paesaggio, nel cielo sereno l'argentea luna irrorava delicati rielessi solari,vegliando sorniona l'assopito paesotto. Al sorgere del sole d'un nuovo giorno, l' umile dignitosa gente del villaggio rinnovava tramandate abitudini secolari, la vita ricominciava pulsante e serena, il famigliare concerto accompagnava fino a tarda sera l'operosa comunità. La giornata volge al termine, la passeggiata è finita, l' anziana compagnia s'appresta a rientrare nelle moderne case, frutto d'una saggia ed operosa esistenza; un ultimo commento, gli stanchi vecchietti argomentano delusi l'inesistente dialogo tra generazioni e la perduta usanza dei giovani a desinare nel calore domestico; concordi nel giudizio, sentenziano: deprecabile comportamento, responsabile delle perdute tradizioni famigliari e dell'assente amore per la natia terra. Il fugace turbamento s'attenua al ricordo della sana e semplice vita d'allora, gli amici rompono le righe; rincasando un devoto vecchietto innamorato del bel paesotto, alza lo sguardo alla volta celeste. Sul viso corroso dal tempo, una radiosa espressione, nell'animo una sospirata riconoscenza e lode a chi concesse privilegio di vita in quest' angolo di paradiso terrestre

Ospitiamo un racconto di Enrico Gentili:

Lo scherzo a Mema

 


Avevamo il modo in tasca. Poco più che adolescenti, io e quei due amici, che ci dicevamo comunisti. Chissà quanto senso di inferiorità e quanto invece di solidarietà, ci indirizzarono verso una rivoluzione che in realtà ci copriva a malapena la vergogna, come un paio di mutande sbrindellate. Con l'Unità in tasca, la domenica mattina, avevamo trovato il modo di farci guardare, di farci criticare e di farci anche odiare. Insomma, di esistere. Adelina, la mia nonna paterna, ormai più che ottantenne, ci guardava e sorrideva. Il suo spirito battagliero ed irredento esultava guardando il nipote tutto preso ad imporre se stesso, anche se lo faceva con una specie di filosofia che la nonna personalmente detestava. Adelina aveva un forte senso della proprietà. Una cosa quando è tua, è tua e basta. Non è il caso di ricamarci troppo sopra. Non credeva nemmeno fosse opportuno perdersi in tante smancerie nei rapporti umani, che lei aveva sempre impostato in modo franco e schietto, a volte anche esagerando. Le elezioni comunali quell'anno arrivarono proprio al momento giusto. Ci permisero, me ed i miei amici, di esprimere tutta la gamma dei nostro fanatismo adolescenziale. Fu così che decidemmo di fare uno scherzo ad Adelina. Nei giorni precedenti al voto la preparammo, per così dire, suggestionandola coi discorsi su come la vittoria dei Comunisti avrebbe spazzato via, nei fatti, la proprietà privata. Facendo in modo che lei ci ascoltasse, elencavamo con tono professorale ed analisi politica falsamente acuta, quali possessi personali sarebbero stati ritenuti legittimi e quali invece sarebbero stati aboliti. Eravamo sicuri così, di metterla in uno stato di preoccupazione.
I due giorni adibìti al voto li passammo quasi sempre ai seggi. Quando passavamo da casa non mancavamo di sottolineare che si andava ad assistere ad una vittoria storica, tanto attesa e tanto piena di future conseguenze. Fu così che in quel lunedì pomeriggio di calda primavera tornammo a casa correndo. Entrammo vocianti gridando che avevamo vinto, che avevano vinto i Comunisti. Naturalmente non era vero. Come al solito in quegli anni, la stragrande maggioranza degli elettori dei mio paese, si schierava con la DC. Ma l'effetto di quella chiassata e della preparazione che l'aveva preceduta fu inatteso. In fondo, da crudeli ed ottusi adolescenti quali in realtà eravamo, la nostra speranza era quella di poter confidare sull'ingenuità e sulla suggestionabilità che spesso contraddistingue le persone molto anziane. Adelina invece si adirò. Forse in cuor suo aveva un po' d'angoscia, ma non ci diede la soddisfazione di farcelo capire. Spalancò gli occhi, si alzò dalla sedia, vicino alla finestra, sulla quale passava i pomeriggi sferruzzando e, con tutto il fiato in gola ci gridò: "Coglioni ! Ma non capite che il peggio è per voi! Io ho sempre lavorato e so fare tutti i lavori, la fatica non mi spaventa! Siete voi che non sapete fare niente e non conoscete il sudore della fronte. Il peggio è sempre per chi non sa faticare, giovani o vecchi che siano!" Detto questo se ne andò uscendo verso l'orto, dove ancora coltivava la terra. Fummo letteralmente sconfitti da quelle parole. Cercammo di ridere ugualmente, come per convincerci che lo scherzo era riuscito lo stesso, ma sapevamo che non era così. In realtà, di colpo, avevamo capito che veramente non sapevamo fare niente.