TRADIZIONI PAESANE

 

 

 

 

TRADIZIONI

 

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TRADIZIONI PASQUALI A MONTEGIORGIO

 

- La poesia di Nannì de Capicittu: Perchè Montejorgio cacionà.

 

TRADIZIONI MONTEGIORGESI

(Da "Montegiorgio" di G. e M. Liberati)

LA SETTIMANA SANTA E LA PASQUA

Volgendo l'anno verso la primavera, era notevole la celebrazione della Settimana Santa e della Pasqua. La domenica delle Palme, i contadini usavano portare mazzi di foglie d'olivo e tutti poi ne riportavano, e ne riportano ancora, benedetti, a casa, per metterne poi uno in ogni stanza e a capo del letto. In campagna si metteva la "parma" benedetta in cima ad una croce di canna a protezione del raccolto. Prima dell'entrata in vigore della Riforma Liturgica, lo svolgimento dei riti era il seguente: Il Giovedì Santo, di sera, nella chiesa di S. Giovanni i fedeli partecipavano alla Ufficiatura delle Tenebre ed un gran numero di ragazzi prendeva parte a "lu vattestè": quando il Sacerdote leggeva delle percosse ricevute da Gesù, essi, inginocchiati e muniti di bastoni, incominciavano a battere con violenza sulle predelle degli altari, sui banchi e su altri oggetti di legno provocando un rumore assordante ed anche guasti di varia natura, ragione per cui negli ultimi tempi fu tolto l'uso di tale tradizione. Poi si andava e si usa ancora andare a visitare "li fiuri" cioè i Sepolcri. Dalla deposizione del Sacramento nel "Sepolcro" fino allo scioglimento delle campane del sabato, molti osservavano il digiuno detto "dijù trapassatu", per togliere un'anima dal purgatorio. Il Venerdì santo, di pomeriggio, usava ed usa partecipare in gran numero alla pia pratica delle 3 ore di agonia, dalle 13 alle 16 circa, predicate e con accompagnamento di organo. Dopo la predica il grande Cristo crocifisso viene deposto nella "bara" e quindi portato in processione notturna. Davanti alla bara, portata a spalla da uomini nascosti da un panno nero, alcuni bambini portavano gli strumenti relativi alla passione di Gesù. Più anticamente si usava rappresentare le 3 ore di agonia "con musica per mezzo di un direttore". Quindi alla sola presenza degli iscritti alla congregazione della "Via Crucis" si faceva la deposizione della Croce ed in fine, se si aveva il permesso delle autorità, aveva luogo la processione notturna del Cristo morto e Statua di Maria SS.ma Addolorata. La mattina del Sabato Santo si attendeva che le campane, legate il giovedì sera, si sciogliessero. Per antichissimo privilegio era la chiesa di S. Giovanni la prima che potesse suonarle. Al loro suono seguiva quello delle campane di tutte le altre chiese, salutato dalle capriole, "capumazzi" di gioia dei ragazzi. Si stava molto attenti a quale paese dei dintorni scioglieva le campane per primo, in quanto ciò avrebbe attirato su di esso le grandinate dell'annata. Al momento dello sciogliersi delle campane si osservava anche il vento che tirava: se proveniva dal M. S. Vicino era "grannolà" cioè durante l'estate ci sarebbero state molte grandinate. La Pasqua in casa era celebrata mangiando l'agnello, la pizza con formaggio ed uova, uova lesse e colorate, calcioni al forno e la "ciammella strozzosa", un dolce che come dice il nome è difficile da mandar giù senza una abbondanti innaffiatura di vino. Il lunedì di Pasqua si andava"a parenti" oppure a fare una scampagnata a "San Paulì" o a Santa Croce.

 

 

PROVERBI

O ATA, O VASSA,

L'IMMERNATA FINENTE A PASQUA

 

NATA' IN PANTANELLA

PASQUA IN PORVERELLA (e viceversa)

 

 


PERCHÉ MONTEJORGIO CACIONA' ?

Ce lo spiega garbatamente Giovanni Capecci, conosciuto come Nannì de Capiccittu,

poeta dialettale montegiorgese, acuto osservatore della realtà quotidiana, in un suo componimento del 1967

 

Montejorgio Cacionà

Montejorgio a cavallu a ‘na cullina
ce se respira un’aria fresca e fina.
E’ un paese che piace a prima vista
chi non ci à la salute ce la quista,
è renomatu per la jente vona
però non je fa tortu che te sona !
Pure pe li caciù è renomatu
per questo “Cacionà” venne chiamatu,
perché de Carnoà prima ce usava
de magnà li caciù fatti de fava.
A Montejorgio ne facia li mucchi
ma su la fava c’era li vurucchi.
Lu populu magnava, era contentu
che quilli je facia da cùnnimentu.
Mo la jente s’è fatta dilicata
li fa co lo cacao e la cioccolata.
Ogghi li cristià non è cordoni
fatti de cioccolata adè più boni !
Mò cò la fava se ne fa puchitti
no li magna più manco li puritti.
Li fa de cecio co' na dose justa,
de cascio, de ricotta, quilli gusta !
Sulo a pensacce pare de magnalli
e te fa satollà sinza proalli.
Li forestieri po' non bada a spese
per la specialità de stu paese.
Quanno li magna se lecca le mà

Evviva Montejorgio ”Cacionà” !